(Verzuolo, Via Maestra inizio '900)

  

Verzuolo curiosita'...

Morso di vipera.

Nel 1833 G. Eandi nella sua Statistica di Saluzzo, riporta un interessante rimedio usato contro il morso della vipera:

“…Sebbene siano noti molti rimedi contro la morsicatura di questo animale, ne segnerò tuttavia uno che si adopera dai cacciatori e dagli abitanti in val di Varaita; questo rimedio consiste nel bevere poco dopo la morsicatura un mezzo bicchiere di saliva di uno o più individui sputata in qualunque recipiente, mescolata con acqua, e diguazzata con uno o due ramoscelli di bosco di nocciuolo, al quale siasi levata la scorza bigia muscosa, e rimanga così scoperta la prima pellicola verde: dicesi che ripetuta la bevanda per due o tre volte se ne vedano mirabili effetti..”.

Fontana La Merlina.

Nella parte bassa della Collina esisteva la fontana più famosa, detta “Fontana della Merlina” e meta di moltissimi verzuolesi, soprattutto nei mesi più caldi dell’anno, ricordo che anch’io da bambino, più volte da mia madre ero con mio fratello accompagnato a giocare, perché il posto era molto frequentato anche da altre madri con figli, vicino alla fontana e tutto intorno, il luogo era ben curato dal proprietario Sig. Gabasio, che nonostante fosse tutto di sua proprietà lo manteneva in ottimo decoro senza nulla avere in cambio. Alla domenica, alcune famiglie vi si recavano per fare un po’ di festa con la “merenda sinoira”. Col passare degli anni le cose cambiarono, ora da almeno vent’anni la fontana non esiste più e i rovi tutt’intorno hanno preso il sopravvento. E dire che la “Fontana della Merlina” già nei primi anni del ‘800 era famosa per le sue qualità, e conosciuta già dal '700, tanto che il Casalis la annoverava come la migliore presente nell’allora Provincia di Saluzzo. “Le fontane d'acqua potabile sono innumerevoli in questa provincia, e quasi tutte di ottima qualità ; ma nessuna di esse può chiamarsi veramente minerale, quantunque ve ne siano alcune contenenti minerali principi: le più rinomate sono la fontana Merlina, che scaturisce nel pendio settentrionale della collina di Verzuolo ; l'acqua ne è molto leggera e salubre, essendo ricca di aria atmosferica, e contenendo una tenue quantità di sostanze fìsse”.

Secondo il Muletti (e da altri in tempi recenti riportato..), il nome “Merlina” derivava dalla fonte del “Mago Merlino”, interpretazione a parer mio, romantica ma molto fantasiosa..

Vedrei più seria l’interpretazione derivante da un vitigno anticamente coltivato anche da noi, ora ancora rintracciabile nell’alessandrino, nei territori di Gavi, quest’ uva si chiamava appunto “La Merlina”, quindi mi sembrerebbe più plausibile che detta fontana, così venne soprannominata perché nelle strette vicinanze esistevano una o più vigne di “Merlina”. Uva che nel 1797 Heinrich Ludwig Lehmann, nel suo libro Die Landschaft Veltlin elencava come uva usata soprattutto per dar più colore al vino.

Il Morsetto.

Il Morsetto “Mursett” è attualmente considerato oggi il sentiero che da via S. Bernardo conduce fino alla parte antica di Verzuolo, nel borgo della Villa. Dal Casalis a metà ‘800 interpretato (anche in questo caso con molta fantasia..) come “monte degli orsetti” da cui il nome “Morsetto”. Il Morsetto, anticamente percorreva un’unica proprietà della famiglia Rossetto, rintracciabile in un documento pubblicato da D. Muletti nel 1830 in “Storia di Saluzzo e dei suoi Marchesi”, in questo documento datato 2 ottobre 1165, si legge: “… Robaldus et Bartholomeus, filii quondam Tidini, fecerunt donationem in manibus Manfredi marchionis et filii sui Manfredi de omni suo iure, quod habere visi sunt in Verzolio, videlicet in redimine quod appellatur montem Rossetum…”. (..che più o meno significa..Ribaldo e Bartolomeo figli di Tidino hanno fatto donazione nelle mani del Marchese di Saluzzo Manfredi e dei suoi figli del podere visto in Verzuolo chiamato Monte Rossetto…), da cui:

Monte Rossetto ® Muntrussett ® Mursett.

Il Tramway.
Il 24 ottobre 1880, il tramway arriva a Verzuolo per la prima volta, la stazione di Verzuolo si trovava subito dopo l'attuale incrocio con la Villa e Falicetto, sulla destra entrando in Verzuolo, dove ora esiste il palazzo con portici. La stazione venne anche fornita di telegrafo e piano di carico per le merci dirette a Cuneo. La velocita' massima era di 25 chilometri all'ora.

Il Beato Giovanni Maero di Verzuolo

Beati Giovanni Bunis da Montemagno e Giovanni Maero da Falicetto.
Sono due francescani dei Minori Osservanti, martiri degli ugonotti, protestanti francesi.
Giovanni Bunis, sacerdote, nasce a Montemagno di Asti.
Giovanni Maero, fratello laico, nasce a Falicetto di Verzuolo.
Vengono inviati in Normandia a predicare contro le eresie ugonotte.
Difendono con zelo in particolare la fede cattolica sulla presenza reale di Gesù nell’Eucarestia .
Il 3 settembre 1565 vengono catturati dai protestanti, Giovanni Bunis viene ucciso subito, Giovanni Maero viene barbaramente torturato con l’amputazione delle mani, del naso della mascella, prima di venire ucciso.
I corpi vengono infine gettati in un fiume, onde evitare il loro culto da parte dei cattolici.La loro festa si (dovrebbe) festeggiare il 3 settembre di ogni anno 

Il mercato.
Già dalla fine del 1700 è documentato che il mercato di Verzuolo veniva fatto ogni martedì. Il Brodo delle undici..Nel Regno sabaudo si impiccava il sabato mattina e sempre iniziando alle ore 11. L'ultimo pasto del condannato era una scodella di brodo. Da cui il detto: “ ad dun mi el brod dundesure”.A Saluzzo le impiccagioni avvenivano al “camp del Cuni” dove ora c’è il comitero. 

Truffatori.
Tutti i colpevoli dei delitti di truffa e contraffazione, fin dalla prima condanna venivano marchiati a fuoco sulla spalla destra con la lettera F – Cuneo 23 aprile 1801.

Il brodo delle undici.
Nel Regno sabaudo si impiccava il sabato mattina, dalle undici in poi. L'ultimo pasto del condannato consisteva in una scodella di brodo, da cui il proverbio "ad dun mi el brod dundezure", per dire, "ti sistemo io..!". Le impiccagioni a Saluzzo venivano fatte nel "camp del Cunij", dove ora c'è il cimitero comunale.

La Doira.
La Doira era quel ruscello che fino al 1920 (circa) attraversava tutta Verzuolo, poi solo più la parte confinante il Paschero. Mi raccontò un anziano del paese, che da bambino uno dei giochi preferiti alla domenica, consisteva nel radunarsi davanti a S. Maria, ognuno con un turacciolo di bottiglia marchiato in modo particolare poi, tutti insieme li adagiavano nella Doira e... giù di corsa fin dove finiva il Paschero, per vedere chi vinceva "la corsa".

Il Viale.
Quello che la maggior parte dei verzuolesi, usa per le passeggiate, non è nato per essere un viale, ma era l'antica strada che da Manta conduceva a Verzuolo fino ai primi anni del '700. Qualche decennio dopo, per ordine dei Savoia, veniva costruita la strada attuale che partiva da Pinerolo (città caserma) e con lunghi rettilinei raggiungeva prima Saluzzo e poi Cuneo. Lavori eseguiti per permettere ai battaglioni di fanteria e cavalleria con annessi cannoni, in caso di aggressione francese, di raggiungere velocemente i piedi di tutte le vallate alpine.


Perche' Santa Maria "della Scala"?
La parrocchia di S. Maria della Scala di Verzuolo si chiama "della Scala", perche' nei primi anni del '400, in un borgo di Roma, sul finir di una scala esisteva un dipinto della Madonna, alla quale una madre disperata per la salute del proprio figlio chiese intercessione e, il figlio guarì, il fatto fu reclamato come miracolo. In Italia esistono altre chiese dedicate a "Santa Maria della Scala": la collegiata di Moncalieri, una chiesa a Chieri, una a Siena ed un'altra a Roma.

Riscaldamento Asilo di Verzuolo fine '800.
Per poter riscaldare l'asilo di Verzuolo nei periodi invernali, in quegli anni i bambini erano tenuti ognuno a portare con sè un pezzo di legno.

Sepolture Verzuolo.
Fino al 1940 (circa) le sepolture che dalle rispettive parrocchie poi partivano per il cimitero, l'accompagnamento dei parroci avveniva solo fino all'attuale "Ponte di Ferro" della ferrovia, di lì in poi si doveva pagare un sovraprezzo.

Verzuolo e la luce elettrica.
".. Fu a Genova che nella scuola officina Thury, casualmente conobbi l'operaio bobinatore Tommaso Toesca. Anch'egli entusiasmato dalle crescenti pratiche applicazioni della nuova luce elettrica, mi domando' se non avrei potuto far sorgere un impianto della luce a Verzuolo, suo paese d'origine, allora illuminato da diciannove fanali a petrolio. Risposi al Toesca che avrei tenuto presente la richiesta e, qualche tempo dopo, in occasione di un viaggio in Piemonte, lo invitai ad accompagnarmi, per esaminare in loco la possibilità di un tale impianto..." (Ricordi, Luigi Burgo, Torino 1962).
Nella primavera del 1899, il Comune di Verzuolo accordava al Toesca una concessione per l'illuminazione pubblica della durata di diciotto anni, concessione che nel giro di un mese venne trasferita a Burgo, il quale costituì con amici genovesi la S.A.C. "Alimoda Burgo & C". Così iniziarono a Verzuolo, presso il "Mulin Cit", i lavori per la costruzione di una piccola centrale elettrica alimentata da una turbina idraulica "Calzoni", nel frattempo il Toesca era promosso da Burgo come responsabile della nuova centrale.
Era l'anno 1902, Verzuolo sostituiva i fanali a petrolio con 19 lampade elettriche.

 

 

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